Aprile 2010 - Un anno fa... | Stampa |
 
     
 

Oggi, ad un anno esatto dal terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo, vi proponiamo il racconto di una nostra volontaria, Manuela Liguori, che con il Nucleo di Protezione Civile della Croce Verde Baggio è stata una dei tanti volontari presenti nel territorio dell'Aquila e provincia per dare un aiuto concreto alle popolazioni colpite dal sisma.

Un anno fa...

Esattamente un anno fa, il 6 aprile 2009 alle ore 3:32 del mattino in Abruzzo la terra ha tremato e quei 5,8 gradi della scala Richter purtroppo si sono fatti sentire... eccome...Edifici crollati
Dalla mattina seguente è stato un susseguirsi su tv e giornali di immagini, video, testimonianze, volti di persone che in pochi minuti hanno perso tutto: chi la casa e chi, con la casa, l’intera famiglia.
In quei volti si poteva leggere tutta la tristezza, l’angoscia e la rabbia che stavano vivendo lì, davanti alle loro case spaccate da enormi crepe o, peggio, ridotte a cumuli di macerie.
Vicino a queste persone si sono in breve radunati Vigili del fuoco, personale medico, soccorritori, Protezione Civile, tutti con lo stesso piccolo e grande obiettivo: AIUTARE!!!
Tra le migliaia di volontari che si sono succeduti per quasi 7 mesi da quel 6 aprile, c'erano le associazioni ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) di tutta Italia e c'ero io!

Siamo approdati a l’Aquila il 4 luglio... la città sembrava stranamente silenziosa, vuota... come se tutto si fosse fermato a 3 mesi prima, a quella notte.
Tutto intorno sembrava essere ovattato e privo di quel brulicare di persone tipico delle città, tutto tranne il campo da rugby di Acquasanta; li si che c'era vita!!
Appena entrati ci siamo resi conto che quella tendopoli creata ad arte dal personale ANPAS, che in quei mesi aveva lavorato instancabilmente, era diventata una vera e propria città!! La gente al suo interno si muoveva ormai come se quelle tende blu fossero le loro case, negli spazi tra le tende come se fossero vere strade e i bambini correvano dentro e fuori la tenda adibita a scuola come fosse una vera scuola fatta di mattoni!!

Ingresso del CampoIo e i miei colleghi della Croce Verde Baggio siamo stati assegnati ad un altro campo in un piccolissimo paesino frazione montana dell’Aquila: Collebrincioni.
Arrivati al campo siamo stati accolti a braccia aperte dalle persone del posto che ormai avevano visto ruotare 10 squadre, una per ogni settimana trascorsa dal 6 aprile. Ebbene si... eravamo il “X contingente” a Collebrincioni.
Nel paesino vivevano poco meno di 300 persone e l'età della maggior parte di esse era compresa tra i 60 e i 90 anni, essendo un paese piccolissimo tutti si conoscevano gli uni gli altri e tutti erano uniti nello stesso dolore per aver perso la casa ed essere "costretti" ora alla vita in tenda.
Il ricordo più bello di quei giorni? Non ce n'è uno in particolare... tutta la settimana dal 4 all'11 luglio è un unico, indimenticabile ricordo!!

La cosa che più colpiva, entrando pian piano in contatto con le persone che vivevano nel campo era il desiderio di grandi e piccini di raccontarti di quella notte, di quella enorme scossa che gli aveva sconvolto la vita. "Altro che 5,8 gradi... io non ho mai sentito una scossa cosi!!! Per me potevano essere 10 i gradi di quella scossa!!!!" diceva uno... "pochi minuti e abbiamo perso tutto" aggiungeva l’altro... e nei loro occhi si poteva scorgere un filo di disperazione ma unita ad un grande senso si rassegnazione.

La gente ti ringraziava per ogni minima cosa che le davi, come se fosse un bene dal valore inestimabile e magari si trattava solo di un flacone di detersivo o sapone. E questo mi faceva rendere conto di come, a volte, perdendo tutto diventa per te importante anche la cosa più piccola che magari fino ad allora pensavi fosse di poca importanza.
La piscina improvvisata
Trascorso il fine-settimana, il lunedì seguente abbiamo finalmente incontrato anche i bambini del campo (erano in totale una decina con età comprese tra 3 e 12 anni) che di solito trascorrevano il week-end da parenti o amici di famiglia. Li abbiamo accolti subito con una nuova tenda-scuola che abbiamo allestito nel week-end a loro insaputa, più grande di quella dove giocavano fino ad allora e disposta in una zona più centrale del campo, in modo che fosse più comodo per loro giocare liberamente negli spazi attorno alla tenda, senza pericoli e soprattutto con la possibilità da parte nostra di avere più controllo su di loro.
Ricordo che una mattina dopo i soliti giri di commissioni per l’organizzazione e la gestione del campo, abbiamo pensato di fare una sorpresa ai nostri piccoli amici: abbiamo regalato loro una piscina!!!!
Non vi dico il loro stupore quando l’hanno vista gonfiata e riempita davanti alla tenda-scuola, non credevano ai loro occhi e subito avrebbero voluto farsi un bel tuffo!

Vista del CampoLe giornate nel campo erano lunghissime, dalla sveglia alle 6:30 del mattino fino all'1:00/1:30 di notte: i nostri compiti andavano dal servire i pasti, a spostare le tende all'interno del campo per renderle più confortevoli possibile, dalla gestione burocratica del campo e dei suoi abitanti, fino a fare le pulizie nei bagni che erano stati appositamente allestiti, a cucinare e a fare la spesa per tutti.
Man mano che passavano i giorni la stanchezza si faceva sentire sempre di più, ma ti bastava guardare i volti delle persone riconoscenti e felici del tuo aiuto, per non sentire nulla di più della voglia di proseguire con i tuoi compiti!

Non stavamo mai fermi, sembravamo un formicaio in piena attività, tutti col desiderio di portare a termine gli obiettivi che ci eravamo prefissati appena arrivati lì e tutti con la voglia di impegnarci sia nella sistemazione di alcune parti del campo, sia nel creare buoni rapporti a livello personale con la gente del posto.
Ma nonostante tutte queste cose da fare, ahimè la settimana è passata in fretta - e come me credo anche per gli altri volontari - lasciando dentro un senso quasi di tristezza per l’imminente partenza e per l’idea di lasciare quel posto che era stato la nostra casa per un’intera settimana.
Durante il viaggio di ritorno non potevo fare a meno di ripensare a tutte le cose fatte, i compiti portati a termini e tutto quello che ancora c’era da fare.

Quello che vi ho raccontato in queste righe non è che una piccola parte di tutto ciò che con gioia ricordo di questa indimenticabile esperienza.
Credo che per poter capire, ognuno dovrebbe viverlo di persona, toccando con mano delle sensazioni e dei sentimenti che a parole non si possono descrivere e che ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni, non prova.

Ricordo solo che la mattina seguente, dopo il ritorno a casa, la sensazione era quella di sentirmi come vuota, priva di utilità perché non potevo più essere così utile a qualcuno come lo ero stata lì a Collebrincioni.
Ricordo di aver apprezzato ogni angolo della mia casa, la sua stabilità, il mio letto vero che non era più un brandina, la mia doccia vera, i miei piatti di porcellana…e ho capito di come, a volte, apprezziamo quello che abbiamo solo quando ne veniamo privati, come quando vivi per una settimana in una tenda blu, con sopra scritto "PROTEZIONE CIVILE NAZIONALE".

Guarda le foto di Collebrincioni.